imparare a dire no

Imparare a Dire No

Essere assertivi non vuol dire mandare a quel paese la gente, significa sostanzialmente esprimere le proprie opinioni, i propri sentimenti e far valere i propri diritti nel rispetto di quelli altrui.

Alessandra Faiella

Dire “NO” è difficile. No alla collega che ci chiede una mano, all’amico in (perenne) difficoltà o al partner che “non chiedo mai niente, fai questo per favore“.

Dire no ci fa sentire in colpa e sbagliati perché dentro di noi qualcosa ci dice che far felici gli altri sia la cosa più importante.

E’ un costrutto che ci rende incapaci di provvedere a noi stessi prima che agli altri. Utilizziamo una parte importante delle nostre energie e del nostro tempo per fare un mucchio di cose solo per compiacere le persone intorno a noi e non deluderle.

In una parola: per non distruggere l’immagine che hanno di noi.

Eppure non ci rendiamo conto che, sacrificando il nostro tempo e ignorando, procrastinando e sotterrando i nostri bisogni sotto quelli altrui, alla fine quel “NO” lo diciamo a noi stessi. E così finiamo per sentirci stanchi e svuotati da quella vana ricerca di soddisfazione in ciò che gli altri si aspettano da noi.

Anche se siamo persone disponibili non significa certo che non possiamo pensare a noi, al contrario! Dovremmo imparare invece ad incanalare una parte di quella disponibilità e gentilezza verso i nostri stessi desideri, senza per questo provare alcun senso di colpa.

Non si parla di stravolgere quello che siamo e mettere all’improvviso solo e soltanto le nostre esigenze al centro della vita, ma di ricordarci che per dare il meglio di noi agli altri, occorre prima imparare ad utilizzare quella stessa cura e attenzione verso noi stessi.

Come possiamo fare quindi?

Il primo passo è riscrivere le nostre priorità partendo dai nostri desideri, quelli che abbiamo nascosto laggiù in qualche camera buia del nostro pensare e a cui raramente permettiamo di rivedere la luce (e quando lo facciamo siamo comunque pronti a ricacciarli giù per fare posto a quelli altrui).

Possiamo cominciare da lì, stringendo forte tra le mani un piccolo desiderio e iniziare a dire “No, mi dispiace non posso” a chi ci chiede indebitamente il nostro tempo oppure, nel caso di un compito che potrebbe anche essere gratificante sul lavoro, rispondere ad esempio “Ti ringrazio per aver pensato a me ma…

Certo, questo significa poter deludere qualcuno che magari ci volterà le spalle con sufficienza se non rabbia, ma in fondo per raggiungere i nostri obiettivi e trovare finalmente un senso di compiutezza libero dalle altrui aspettative, si tratta di un rischio del tutto accettabile!

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