Liberi di Respirare

Oggi finalmente ho capito: è come se fossi sempre sul fondo del mare e cercassi affannosamente di tornare in superficie per respirare.
Ma io non sono sott’acqua!

Alessia, 32 anni

Chi convive con un disturbo d’ansia di solito arriva ormai stremato ad intraprendere un percorso di psicoterapia, implorando per una soluzione. Una qualunque pur di tornare a respirare.

Una delle cose più difficili all’inizio è proprio spiegare a chi varca la porta dello studio che non esiste una bacchetta magica capace di far sparire l’ansia, magari in una nuvola di polvere colorata.

L’ansia non si elimina

Va detto a chiare lettere perché non ci siano dubbi. L’ansia non si elimina. 
L’ansia è un’emozione complessa e fa parte di noi.
E’ anzi un prezioso indicatore di qualcosa che non funziona e a cui dobbiamo prestare attenzione. 
Si può imparare a gestirla con successo ma no, non si può eliminare.

Al tempo stesso uno degli aspetti più importanti è sostenere la persona quando accetta di rinunciare al sogno della bacchetta magica e si concede di sentire l’ansia, di viverla e abbracciarla fino ad evocarla dentro di sé in una metafora illuminante.

È nata così, nella mente e nelle parole di Alessia l’immagine di se stessa prigioniera dell’acqua. 
Non riusciva a godersi nulla della vita né poteva fermarsi mai a riposare.
Poteva solo darsi continuamente lo slancio e prendere una boccata d’aria prima di ritornare sotto.
Un’immagine potente capace di darle una scossa.

E’ faticoso, certo, ma è proprio qui il punto che segna la svolta in un percorso di psicoterapia: prendere contatto con noi stessi e riconoscere che quel mare che sembra volerci annegare non è intorno a noi, ma dentro la nostra testa e che solo noi possiamo dargli un significato.

E capire quindi che siamo liberi. Liberi di respirare.

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