Psicoterapia

L'impulso a curare è reale e potente e risiede nel paziente. Compito nostro è evocare quel potere taumaturgico, affrontare le sfide e i bisogni, e supportare l'espressione e lo sviluppo. Noi non siamo i guaritori. Siamo il contesto in cui avviene la guarigione.

R. Kurtz

Costruisco percorsi di psicoterapia centrati sulla persona partendo dal suo bagaglio emotivo, dai suoi vissuti e dai suoi bisogni, mantenendo centrali e costanti lungo tutto il percorso l’empatia, la congruenza e l’alleanza terapeutica.

Mi rivolgo ad adulti e adolescenti con difficoltà legate alla propria autostima, alla gestione delle relazioni, all’esplorazione della propria identità di genere o dell’orientamento sessuale e mi occupo di dipendenze affettive e dei disturbi collegati ad ansia e depressione.

Il fine non è solo quello di raggiungere gli obiettivi concordati ma di favorire soprattutto una ristrutturazione delle aree disfunzionali della personalità per lasciare spazio alle risorse adattive e funzionali puntando specificamente ad un miglioramento della qualità della vita e all’acquisizione di una maggiore consapevolezza di sé e delle proprie potenzialità.

L’ansia che non si può spiegare

Claudia ha 26 anni e lavora come impiegata. Non sa bene se quello che fa le piace davvero o se lo fa perché in fondo non ha scelta. Ha iniziato a provare un’ansia crescente che non sa spiegarsi e che l’accompagna giorno dopo giorno. Da qualche tempo le capita inoltre di svegliarsi nel cuore della notte in lacrime e con il cuore a mille.

Ci pensa e ripensa a più riprese ma non riesce a trovare dentro di sé una risposta che spieghi l’origine né plachi le brutte sensazioni di quel malessere e, anche se non crede di avere “un problema”, decide di contattarmi.

Il nostro primo incontro è conoscitivo, Claudia mi spiega che è venuta da me pur ritenendo che non ci sia nulla di “sbagliato” in lei o nella sua vita. Non sa come ma sente che da qualche parte c’è qualcosa che la fa soffrire e che l’ha spinta a cercare il mio aiuto.

Claudia ha quindi la possibilità di raccontare un po’ di se stessa e di confrontarsi con me sui motivi per cui si trova lì.

Alla fine dell’ora ci salutiamo, Claudia sa che potrà prendersi un po’ di tempo per ripensare al nostro incontro, a come si è sentita parlando con me e a quello che ha provato uscendo dallo studio, un tempo necessario a riflettere e che la porterà a  desiderare di tornare per provare a scoprire (o forse riscoprire) se stessa.

Dopo un paio di colloqui decidiamo di intraprendere un percorso di psicoterapia che la porterà in profondità a riconoscere, accettare e superare le origini del suo malessere.

Quell’insostenibile incongruenza

Dopo un breve scambio di mail incontro Marco, dice di essere confuso e di provare una “sensazione di incongruenza” che lo opprime e che occasionalmente gli provoca degli attacchi di panico. Si sente solo e non riesce a parlarne con nessuno: “Tanto non riesco a spiegarmi e gli altri non mi capiscono”.

Non crede affatto di essere gay ma non si sente nemmeno eterosessuale. A volte ha anche in qualche modo la percezione di essere donna, o forse no, e cambia idea continuamente. Di sicuro c’è che non si sente un uomo e si detesta.

All’inizio lavoriamo affinché possa accettare di vivere questo momento di confusione e incertezza e successivamente per permettergli di esplorare in libertà quelle sensazioni contrapposte dando loro una forma e un nome. “Per non sentirmi più dentro questa prigione”, dice.