Quando Rivolgersi ad uno Psicologo?

Le parole sono finestre, oppure muri. Ci imprigionano o ci danno la libertà.

R. Bebermeyer

Disagio, Ansia e Panico Senza Nome

Se andiamo dallo psicologo non è per fare una bella chiacchierata davanti a una tazza di tè ma perché pensiamo che qualcosa in noi non funzioni come dovrebbe, perché proviamo un disagio che non ci dà pace o sentiamo magari un peso sullo stomaco a cui non sappiamo dare un nome.

Spesso non abbiamo davvero nemmeno un indizio di cosa possa essere ma abbiamo chiara la sensazione che qualcosa non va, per cui ci svegliamo affannati nel bel mezzo della notte e viviamo giornate in cui l’ansia sembra poter prendere il sopravvento da un momento all’altro, finendo a volte con veri e propri attacchi di panico che non ci permettono di vivere serenamente la nostra vita.

Oppure è solo che abbiamo perso interesse per le cose che prima amavamo e attraversiamo un periodo in cui tutto è così nero che non vediamo il fondo, sentendoci in qualche modo sbagliati e fuori posto. SEMPRE.

“Possibile che non riesca a trovare il posto giusto per me? Che non ci sia pace, equilibrio, serenità?”

Domande come queste cominciano a rimbalzare nella testa sempre più rumorosamente. Sono il segnale che quel qualcosa dentro ci sta chiedendo aiuto.

Ci capita a volte di essere vittime delle nostre stesse gabbie e se le cose non sono esattamente al loro posto o secondo le nostre abitudini ci sembra di impazzire. Di guidare non se ne parla perché “…e se poi mi sento male in galleria? Se si sgonfia una ruota? Se non trovo la strada e mi perdo?”, e finiamo così per chiederci se quella persona che anni fa guidava cantando a squarciagola sia ancora lì.

Paura di Cambiare, Identità, Emozioni Lontane

Si sa, il cambiamento fa parte della vita ed è un carburante fondamentale ma è allo stesso tempo qualcosa che non riusciamo proprio a farci piacere e preferiamo perseguire strade a vicolo cieco, pur consapevoli che non ci porteranno da nessuna parte, piuttosto che voltare pagina e ricominciare.

La paura di chiudere un rapporto ormai logoro ci paralizza e instaura una serie di problematiche relazionali che ci spingono a domandarci se quella persona irascibile che litiga con tutti e non si sopporta più sia la stessa “con un bellissimo carattere” di qualche tempo fa.

A volte leggiamo dolorosamente il giudizio negli occhi della gente perché non è colpa nostra se sentiamo di essere attratti da una persona del nostro stesso sesso. Ma tutti nel nostro paese ci osservano e alla fine a soffrire siamo solo noi. Cominciamo a perdere la fiducia e la nostra identità ci sembra come un passaporto senza foto. Stanchi di doverci nascondere da famigliari e amici, ci chiediamo se forse non siamo noi quelli “sbagliati”.

Spesso è invece una grande esperienza depositata sul fondo delle nostre emozioni e dei nostri ricordi a tenerci sempre vigili, in un continuo stato di allarme e tensione dove non riusciamo mai veramente a staccare la spina. Fidarsi degli altri sembra impossibile, così ci ritroviamo soli a piangere davanti ad uno specchio in cui non sappiamo riconoscerci.

Il Corpo Accusa il Colpo

E poi quanta fatica convivere con le cefalee croniche e i disturbi gastrici, un canale dentro cui straripa la mente quando non ce la fa più, ricordandoci che è necessario prendersi cura di noi e del nostro corpo. “Il corpo accusa il colpo, conserva la traccia”, ha scritto Van Der Kolk in uno dei suoi libri più noti, e inizia a lanciare segnali di aiuto che non possono essere ignorati.

A quel punto di ogni situazione, quando comprendiamo che da soli non possiamo farcela, muoviamo il primo passo e decidiamo quindi di chiedere aiuto. Vogliamo provare con uno psicologo, lo cerchiamo magari in rete, lo contattiamo, parliamo un po’ al telefono e fissiamo un appuntamento in studio.

Che succede poi?

Scopri come funziona il primo colloquio ed esplora i percorsi per saperne di più!

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